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Storia del Palazzo

Via San Gallo a Firenze era il continuamento in aperta campagna dell’antichissima direttrice del cardus maximus romano, l’asse nord-sud di tutto il sistema viario cittadino. I longobardi chiamavo questa zona Cafaggio, cioè zona boscosa usata per la caccia. Quando nel medioevo si ingrandirono le mura cittadine, il confine della città di Firenze fu spostato a nord di un bel balzo, includendo tutto quello che dal Duomo arriva all’attuale piazza della Libertà. In questa zona era venerato San Gallo, un monaco eremita irlandese del VI secolo, al quale era dedicato un piccolo monastero dove pare che misero piede anche i primi francescani giunti in città. Il monastero di San Gallo, che venne poi fatto ingrandire da Lorenzo il Magnifico, diede il nome alla vicina porta cittadina, alla strada e, infine, all’architetto che lo aveva ricostruito, Giuliano Giamberti, detto da allora il Sangallo, e a tutta la sua famiglia (i “Da Sangallo”).

Entravano e uscivano da via San Gallo tutti i visitatori, gli ambasciatori, i mercanti e i pellegrini che provenissero o fossero diretti ai passi appenninici per Bologna e per Faenza, oltre a tutto il traffico di commercio agricolo dal contado a nord della città. Per questa funzione di accesso la strada era costellata di antichi “spedali” e locande per ristorare i viaggiatori.

Ma in via San Gallo erano molti anche i monasteri e le aree verdi, come si vede bene nella “pianta della Catena” (1470), non avendo la zona subito quell’intensa edificazione tipica del nucleo turrito altomedievale. Il giardino più famoso era quello dei Medici, a ridosso del convento di San Marco, dove Lorenzo de’ Medici aveva creato una mostra permanente delle statue classiche comprate a Roma e dove aveva invitato l’anziano maestro Bertoldo, già allievo di Donatello, a insegnare l’arte dello scolpire a giovani talenti particolarmente dotati nelle arti, offrendo loro vitto e alloggio (una sorta di borsa di studio). Raramente un’iniziativa del genere ebbe una portata futura così ampia, perché tra questi fanciulli c’era il figlio di un politico locale, già giovanissimo tirocinante nella bottega di Ghirlandaio: un certo Michelangelo Buonarroti, insomma.

In seguito le vicende del giardino furono alterne. L’accademia per giovani artisti scomparve dopo la morte di Lorenzo, e nel secolo successivo Cosimo I de’ Medici si trasferì a Palazzo Vecchio, lasciando il vecchio polo d’influenza familiare (la zona tra San Lorenzo e San Marco), in cambio della città intera. Suo figlio Francesco si fece costruire qualche decennio dopo un “casino di delizie” in questa zona, dove teneva un laboratorio personali per esperimenti scientifici e dove Bernardo Buontalenti aveva realizzato un giardino fantastico, pieno di simboli filosofici e alchemici.

Dopo anni gloriosi, i Lorena, subentrati alla guida della città dopo l’estinzione della casata dei Medici (1737), iniziarono un processo di razionalizzazione e riordino di Firenze e del suo territorio. Il palazzo Medici era stato venduto già da un secolo ai Riccardi e il Casino di San Marco era diventata sede della Dogana, vista la sua posizione su uno snodo viario così trafficato. Il giardino di San Marco, quello dove aveva studiato Michelangelo, era nel frattempo diventato giardino privato della villetta più chiacchierata della città, la palazzina neoclassica che il Granduca Pietro Leopoldo aveva fatto costruire per la sua amante, la ballerina Livia Raimondi Malfatti, passata alla storia non certo per le sue doti artistiche.

Una quarantina d’anni dopo (siamo verso il 1825) il nuovo Granduca Leopoldo II immaginò per tutta la zona di San Marco un nuovo volto, fatto di palazzi signorili, di belle strade decorose e di una piazza alberata dove passeggiare la domenica nacquero così piazza dell’Indipendenza (ironicamente intitolata poi proprio all’indipendenza dal Granduca), la via San Leopoldo (prosecuzione di via Cavour) e la nuova via San Gallo.

Fu nel corso dell’Ottocento che sorsero una serie di nuovi palazzi o che vennero risistemati quelli più antichi, riadattando gli ormai desueti “spedali” e gli altri edifici lungo la strada con belle facciate in stile fiorentino classico. E a questo punto, più o meno, inizia la storia del palazzo dell’Orto de’ Medici, dove la famiglia Socci (alla quale appartiene lo stemma sul portale centrale) fa costruire un edificio ampio, su quello che restava degli antichi orti di San Marco, divenuti nel frattempo del Casino di Francesco I e poi del palazzetto della Livia. La costruzione venne concepita come una serie di appartamenti “moderni”, con un piano nobile e comune e una serie di zone separate dove più nobiluomini e famiglie benestanti potessero prendere alloggio. Con gusto vennero affrescati gli ambienti di rappresentanza ed attorno al giardino interno fu creata una vasta terrazza con affaccio, alla quale si accede da una sala affrescata scene naturalistiche, paesaggi e specie botaniche esotiche; questo tipo di rappresentazione avevano la funzione di fare da tramite tra l'ambiente chiuso della stanza e il vicino spazio aperto del giardino, oltre che di sfondare illusionisticamente le pareti.

La destinazione alberghiera attuale si ricollega all’antichissima vocazione ricettiva di via San Gallo e il nome Orto de’ Medici omaggia il glorioso Giardino di San Marco, ricordato anche da una targa che ne ricorda il sito.

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Via San Gallo 30, 50129 Firenze (FI)
hotel@ortodeimedici.it
+39 055 48 34 27
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