
Michelangelo e il giardino
Un ragazzino di tredici anni con tanta voglia di imparare un mestiere pratico, di artista. Che si diverte a imitare i grandi maestri della pittura e della scultura, arrivando anche falsificarli, per guadagnare due spiccioli. Che va a scuola e si becca, per il suo talento, un bel cazzotto in faccia - con frattura del setto nasale - da parte di un compagno invidioso. Una storia da romanzo di formazione, degna di Dickens o di Collodi, ma forse ancora più interessante perché il protagonista è vissuto davvero ed era nientemeno che il grande Michelangelo Buonarroti.
Correva l’anno 1489 quando il ragazzino promettente venne spedito, con qualche coetaneo, al giardino “delle anticaglie” di San Marco, dove Lorenzo de’ Medici, il “Magnifico”, aveva incaricato il vecchio ma “molto praticho” maestro Bertoldo, già allievo di Donatello, di mettere su una scuola per artisti, poiché, si doleva Lorenzo, se era facile trovare dei validi e capaci pittori, di quei tempi scarseggiavano ormai gli scultori di fama.
Per fortuna i risultati non si fecero attendere e di ciò se ne accorse presto lo stesso Lorenzo: un giorno il giovane Michelangelo aveva copiato una testa all’antica, un fauno vecchio e grinzoso, che rideva insolente aprendo la bocca, mostrando i denti e tirando fuori la lingua; Lorenzo la vide e ne restò piacevolmente colpito ma, tanto per burlarsi un po’ del ragazzino, gli fece notare come i vecchi “Non hanno mai tutti i denti e sempre qualcuno ne manca loro”. Allora Michelangelo non si perse d’animo e, detto fatto, con una martellata spaccò via un dente del fauno e col trapano gli bucò la gengiva come se gli fosse appena caduto, in modo che, appena Lorenzo ripassò, si poté sentire lo scoppio di una fragorosa risata: il Magnifico aveva trovato una nuova, singolare storiella da raccontare agli amici, ma anche un nuovo talento. Colpito dalla scaltrezza e della semplicità del giovane se lo prese a cuore e chiese al padre di lui, Lodovico, di affidarglielo, accogliendolo nel suo palazzo tra i suoi figlioli. Così cominciò la carriera del più grande scultore di tutti i tempi, nella cornice semplice e accogliente di un giardino.
Lo stesso giardino che, dopo alterne vicende attraverso i secoli, è tornato ad essere vivo e aperto, grazie ai lavori di recupero che proprio in questi mesi lo hanno interessato, dopo decenni di uso privato e inaccessibile. Il giardino è il cuore dell’ampliamento dell’Hotel Orto de’ Medici (che già nel nome ricorda questo irripetibile retaggio), con la riapertura del pian terreno del palazzo nobiliare di via San Gallo. Un luogo michelangiolesco che Firenze ritrova, cinquecento anni dopo, e che va ad aggiungersi e completare il percorso sulle orme del grande maestro, a due passi dal David e dalla Galleria dell’Accademia.
E a Michelangelo come andò a finire nel Giardino Medici di San Marco? La sua bravura lo aveva reso il pupillo sia del maestro Bertoldo che del “preside” Lorenzo, ma a qualcuno questi onori non andavano giù. Il suo compagno e coetaneo Pietro Torrigiani, come ci racconta Giorgio Vasari, si stufò di vederlo “più valente nell'arte” di lui, per questo alla prima occasione di zuffa gli piantò un bel pugno in faccia, che ruppe e schiacciò il naso di Michelangelo, contrassegnandolo per tutta la vita. Si dirà che la fama e il talento fecero vendetta dell’episodio, ma anche Michelangelo ebbe una sua piccola rivincita personale: quando dieci anni dopo il cardinale Francesco Todeschini Piccolomini lo incaricò di sistemare il suo altare nella cattedrale di Siena, non solo fu necessario scolpire statue nuove, ma anche riaggiustare quelle piene di errori fatte pochi anni prima da Pietro Torrigiani. E questa volta fu Michelangelo a cambiare i connotati, ma decisamente in meglio!