Galleria dell'Accademia
Via Ricasoli, 60
Aperto tutti i giorni tranne il lunedì dalle 8.15 alle 18.30
Biglietto Intero 14,00 Euro con prenotazione (consigliata, disponibile su richiesta in reception)
Ridotto 10,00 o 6,00 Euro
Il museo prende il nome dalla adiacente Accademia di Belle Arti. La collezione di queste opere fu raggruppata dalla fine del ‘700 per fornire agli allievi materiale per studiare e copiare.
Qui si trova l’opera più famosa di Michelangelo, il David, al quale dedichiamo una pagina a parte.
La scultura si trova sotto una grande cupola al termine della scenografica galleria costruita appositamente per farne risaltare la bellezza e l’importanza.
Nella Galleria dell’Accademia sono custoditi anche altri capolavori. I primi ad attirare l’attenzione dopo il David sono di solito i quattro Prigioni (Lo Schiavo Barbuto, Lo Schiavo Giovane, L’Atlante e Lo Schiavo che si desta) e il San Matteo. Fanno tutte parte di progetti incompiuti di Michelangelo: la grande tomba di Papa Giulio III (al cui progetto lavorò per 40 anni) e la serie dei 12 apostoli per la cupola del Duomo. Ciò che colpisce in queste sculture è che siano incompiute, ma invece di suscitare il dispiacere per un opera lasciata a metà, la loro forza espressiva esplode proprio dal contrasto fra le parti scolpite e la pietra grezza. E’ l’effetto “non-finito” di Michelangelo, usato volontariamente in sue alcune opere. Basta guardare il prigione piegato detto “Atlante” per capire quanto questo corpo in tensione sembri nell’atto di sforzo per fuggire dalla pietra grezza, come se stesse nascendo dal vuoto, liberandosi dal materiale. O anche la drammatica torsione del San Matteo (al quale Michelangelo lavorò più volte senza mai andare oltre la scultura della sola parte frontale), che sembra mosso unicamente dalla lotta per emergere dallo sfondo non lavorato.
A quelle parti nascoste rimaste nel blocco di pietra ciascuno può dare una sua interpretazione proprio perché non definite: ci si può vedere la pena umana di sfuggire alle proprie angosce, oppure l’anima che si libera dal corpo… Michelangelo è riuscito a rappresentare perfettamente ciò a cui noi non sappiamo dare un nome e non a caso ha evitato di raffigurare o ha appena sbozzato il volto: ciò serve per spersonalizzare le figure in modo che lo spettatore possa immedesimarsi meglio in quelle emozioni.
L’ultima opera qui presente è la Pietà di Palestrina. Esistono dei dubbi circa quest’opera perché non viene citata in nessun documento dell’epoca, mentre abbiamo precisi riferimenti su tutto il resto della produzione dell’artista. Si è favoleggiato che Michelangelo l'avesse scolpita direttamente in una cava di Carrara, mentre era occupato a sovrintendere all’estrazione dei marmi per le sue opere. In realtà è ricavata da un blocco romano dell'età imperiale: in uno spigolo è ancora visibile il dentello di una foglia d'acanto. Forse fa parte delle ultime opere del maestro, quando a Roma senza bisogno di committenza lavorava per sé stesso al tema della pietà, da utilizzare per la sua sepoltura. Riparleremo di questo tema con la visita al museo dell’Opera del Duomo.











