Passeggiata per due giornate
Seconda giornata
Gli Uffizi prendono il nome dagli “uffici” amministrativi che hanno ospitato. All’ultimo piano il Vasari aveva creato la luminosa galleria protetta già allora da vetri rinforzati con ferro e piombo e proprio la grande luminosità degli ambienti fece sì che i Granduchi medicei di Toscana scegliessero questo spazio per esporre i tesori artistici di famiglia, creando così una delle prime gallerie d’arte al mondo. Dopo aver ammirato nell’ala est i capolavori di Giotto, Botticelli, Leonardo da Vinci, Tiziano (e molti altri…) e visto la magnifica vista verso l’Arno e il Ponte Vecchio dalla Tribuna, arriviamo nell’ala ovest dove si trova l’oggetto della nostra visita: il Tondo Doni di Michelangelo.
Si tratta dell’unico dipinto conosciuto di Michelangelo (altrove userà sempre la tecnica dell’affresco), è un tondo, come quello che abbiamo ammirato al Bargello, e anche la cornice è originale dell’epoca forse realizzata su disegno dell’artista.
La storia del dipinto è curiosa, ma anche emblematica della percezione che Michelangelo aveva delle sue opere. Il committente del dipinto era un tale Angelo Doni, personaggio molto ricco proveniente da una famiglia di popolani, che era stato quindi artefice della sua fortuna con la tessitura. Si dice che fosse tirchio, tanto che quando Michelangelo gli mandò il tondo con una fattura per i 70 ducati pattuiti, lui rispose al messo che ne sarebbero bastati 40. Michelangelo, ben conscio del valore della sua opera e insofferente verso chi mancava la parola data, mandò a riprendere la pittura facendo sapere al Doni che adesso il conto era salito del doppio, cioè 140 ducati. Il mercante, al quale questa volta la richiesta dello “sconto” era andata male, colpito dalla bellezza del dipinto per poterlo tenere dovette sborsare tutti i soldi richiesti, questa volta senza discutere il prezzo! E’ proprio in questo episodio che molti vedono in Michelangelo il primo artista che, consapevole del suo talento, arriva al punto di poter fare a meno del committente, sottolineando quanto la sua capacità creativa non avesse in verità prezzo. E visti i capolavori usciti dalle sue mani ci si rende conto di quanto i tempi fossero maturi per questo gesto, che non è stato un atto di superbia ma tutt’altro, un’evoluzione naturale dall’artigiano medievale alla figura dell’artista come la intendiamo anche oggi.
Dalle opere di Michelangelo come questa nacque lo stile artistico chiamato “Manierismo” che ebbe un largo seguito dalla seconda metà del 1500 fino al 1600. Il nome deriva dal fatto che gli artisti iniziarono a dipingere “alla maniera” di Michelangelo, guardando più alle opere del maestro piuttosto che ispirarsi alla natura o all’arte antica. I caratteri di questo stile sono i colori vividi e brillanti (espressivi, piuttosto che realistici), le composizioni complesse, le forme allungate, le forme volutamente contorte. Pochi sono gli artisti che eguagliarono la grandiosità di Michelangelo, ma alcuni, come Bronzino, Pontormo, Rosso Fiorentino, seppero rielaborare il suo modello creando opere di grande bellezza. Agli Uffizi l’ala ovest è in parte dedicata a questo stile, e, se ancora non sazi, appena passato il Ponte Vecchio si trova sulla sinistra la chiesa di Santa Felicita che contiene uno dei capolavori di questo stile: la Deposizione di Pontormo.











