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Palazzo Vecchio
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Un itinerario tematico: La Firenze di Michelangelo
Passeggiata per due giornate
Seconda giornata

Palazzo Vecchio
Piazza della Signoria
Aperto tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00
Biglietto 6.00 Euro

Palazzo Vecchio o della Signoria è ancora oggi il municipio cittadino, usato dal sindaco e dal consiglio comunale. Costruito nel XIV secolo, il suo aspetto oggi risale soprattutto alla seconda metà del ‘500 quando il Granduca Cosimo I lo scelse come residenza e lo fece ristrutturare dal Vasari. Diventerà “Vecchio” quando la corte medicea si sposterà a Palazzo Pitti in Oltrarno.

Al primo piano è situato lo spettacolare Salone dei Cinquecento, chiamato così perché fu creato per ospitare il numeroso Consiglio Maggiore, istituito durante il breve governo di Fra’ Savonarola.
Alle pareti risaltano i grandiosi affreschi del Vasari sui trionfi della famiglia Medici.

Non tutti sanno che su queste stesse ampie pareti si svolse uno dei confronti artistici più avvincenti della storia, avendo come partecipanti nientemeno che Leonardo Da Vinci e Michelangelo.
Nel 1505, poco dopo la realizzazione del David, la Repubblica infatti commissionava gli affreschi per il nuovo salone ai due maggiori artisti contemporanei. Leonardo progetterà la Battaglia di Anghiari sulla parete sinistra e Michelangelo la Battaglia di Cascina su quella destra. Entrambi disegnarono i cartoni preparatori e, forse, li riprodussero sulle pareti sulle pareti. Leonardo poi realizzerà l’affresco, ma provando una tecnica sperimentale, l’encausto, che non solo non ottiene i risultati sperati, ma anzi rovina irrimediabilmente il lavoro. Michelangelo invece viene interrotto dalla chiamata a Roma da parte di papa Giulio II, colui che sarà il suo miglior committente. Molto si è scritto su questo confronto faccia a faccia fra i due massimi maestri del Rinascimento. Sebbene alcuni dei loro rispettivi lavori mostrino una leggera influenza reciproca, è documentato che non corresse buon sangue tra i due per via dei loro caratteri così profondamente diversi, che si riflettono anche nei loro stili per certi versi opposti: grandioso e irrequieto Michelangelo, raffinato e posato Leonardo; uno ottiene i suoi risultati migliori dall’accostamento dei contrasti, l’altro realizza i suoi capolavori grazie all’armonia dello stile sfumato.
Racconta Michelangelo nei suoi diari che al cospetto di Leonardo, signorile e raffinato, si sentiva come un “operaio”, benché dentro di sé fosse conscio della sua superiore grandezza. E sembra di vederli questi due geni che si guardano storto dalle due pareti e che in seguito a questo confronto, anzi forse proprio a causa di questo, prenderanno strade diametralmente opposte, quasi a non volersi mai più incontrare, ormai consapevoli che Firenze o qualsiasi altra città sarebbe stata troppo stretta per ospitarli entrambi. Leonardo andrà infatti definitivamente a Milano e poi in Francia, Michelangelo accetterà l’invito del papa a stabilirsi a Roma. Di questo grande progetto, in ogni modo, oggi non rimane purtroppo nessuna traccia originale in Palazzo Vecchio. Anche i cartoni infatti sono andati dispersi, ma fortunatamente, la fama di questi due maestri fece sì che molti altri artisti copiassero i disegni preparatori e oggi anche noi li abbiamo potuti conoscere proprio attraverso queste copie. In particolare il cartone della Battaglia di Cascina di Michelangelo fu esposto nel Palazzo Medici di Via Larga e fra i tanti ammiratori c’era Baccio Bandinelli (l’autore dell’Ercole di
Piazza della Signoria). Costui, spinto da un’illimitata ammirazione, arrivò a fabbricare una chiave contraffatta per poter visitare il grande disegno in qualsiasi momento. Nel 1512 poi, approfittando di un tumulto si appropriò del cartone e lo divise in più parti. Proprio lui stralciò poi una parte di questi disegni, accecato dall’invidia di non riuscire a riprodurre la forza del tratto del maestro.

Quando 60 anni dopo il Vasari iniziò gli affreschi del Salone quali vediamo oggi, non venne registrata nessuna notizia circa lo stato delle pareti e la eventuale copertura del tentativo fallito di Leonardo o degli eventuali studi di Michelangelo. Ma poteva un artista come il Vasari, così devoto ai grandi maestri del Rinascimento da raccoglierne le biografie nelle sue celebri “Vite”, cancellare un’opera di tale portata? La domanda non ha risposta, anche se un indizio sembra darcelo il Vasari stesso: su una bandiera in alto a sinistra della parete dell’affresco dal lato dell’ingresso si legge la scritta “Cerca Trova”, quasi a suggerire un flebile indizio! Quale può essere il significato di questo motto se non un riferimento a qualcosa di nascosto? Le analisi però effettuate in epoca recente non hanno dato esito riguardo ad eventuali intercapedini che nascondessero l’opera precedente, per cui la scomparsa di questo lavoro rimane tutt’oggi un mistero.

Passiamo ora alle sculture conservate in questo grande ambiente, fra le quali spicca il Genio della Vittoria, o più semplicemente detta anche La Vittoria di Michelangelo, un marmo scolpito per il progetto del monumento funerario per Giulio II.
A questo progetto, che portò via Michelangelo da Firenze impedendogli di realizzare gli affreschi di cui abbiamo appena parlato, lavorò a più riprese per quasi 40 anni. Con entusiasmo ideò il grandioso progetto originale che prevedeva circa 40 statue e un articolato insieme architettonico. Al Papa però vennero presto in mente altri progetti più grandiosi, come la riedificazione della Basilica di San Pietro, tanto che Michelangelo più di una volta sentendosi trascurato se ne tornò indispettito a Firenze. Il Pontefice però lo richiamò sempre e dopo aver temporaneamente accantonato il progetto per la sua sepoltura gli affidò la decorazione della volta della celebre Cappella Sistina. Fu solo con il continuo sollecito della famiglia Della Rovere, il casato di Giulio II, anche dopo la morte del papa, che il progetto della fu completato nella versione conservata dentro San Pietro in Vincoli a Roma, con solo tre statue di Michelangelo, delle quali solo il Mosè è alla sua altezza. Furono comunque realizzate almeno dieci statue per il progetto: oltre alla Vittoria e al Mosè scolpì i quattro Prigioni, che abbiamo ammirato all
Accademia e i due schiavi al Louvre.
La Vittoria qui presente è un ottimo esempio della maestosità delle opere michelangiolesche. Il corpo è raffigurato con cura nei particolari anatomici mentre compie una bella torsione. Si nota qualche allungamento espressivo tipico dello stile manierista, del quale Michelangelo fu un po’ il fondatore inconsapevole (parleremo di questo stile durante la vista agli Uffizi). L’aspetto slanciato e lo sguardo volto verso il basso fa pensare che questa opera fosse destinata ad un ripiano superiore del monumento.