Firenze Hotel Orto de' Medici :: 3 stelle in centro a Firenze ::
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Per assaporare l'atmosfera fiorentina!
La Firenze di Michelangelo-seconda giornata
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Oggi visiteremo le più belle piazze di Firenze alla scoperta delle numerose tracce lasciate da Michelangelo nella sua città, vedremo l’influenza che ha avuto sugli artisti contemporanei e su quelli delle generazioni successive, e scopriremo anche perché gli artisti da Michelangelo in poi non sono più considerati come artigiani al servizio di un padrone, ma come sublimi creatori di Arte, indipendenti e imprevedibili.
 
Uscendo dall’hotel voltiamo a sinistra per discendere lungo tutta Via San Gallo, sempre dritto per cinque minuti fino a raggiungere la Piazza del Duomo. Qui si trova il complesso monumentale simbolo di Firenze e della sua grandiosità, che è stato costruito in epoche diverse: il Battistero è il più antico edificio della città (risalirebbe al IV secolo), poi il campanile, terminato nel 1359, e la grande cattedrale dedicata a Santa Maria del Fiore, iniziata ai tempi di Dante e terminata con la grande cupola del Brunelleschi nel 1436. La più bella porta del Battistero, quella che rivolge al Duomo, opera del Ghiberti, è stata detta “del Paradiso” proprio da Michelangelo. Dirigiamoci verso il retro della chiesa. Alzando gli occhi alla grande mole delle absidi fin su alla cupola, si può vedere su di un lato di essa un ballatoio, iniziato ai tempi di Michelangelo. A lui questa visione non deve essere molto piaciuta e, giudicandolo un elemento ridondante, liquidò il progetto con la celebre frase “Sembra una gabbia pe’ i grilli!”, riferendosi all’aspetto che avrebbe assunto tutta la cupola con questo ennesimo decoro. I lavori, su consiglio dell’artista, furono sospesi e il Buonarroti stesso presentò un suo prospetto per questa fascia, ma tutto rimase come lo vediamo oggi. Il progettista originale, Baccio d'Agnolo, in ogni caso riconobbe l’errore e non serbò rancore a Michelangelo, rimanendogli amico per tutta la vita.
 
Dovremmo essere intanto arrivati davanti all’ingresso del Museo dell’Opera del Duomo. Qui è conservata una delle ultime opere del grande scultore, una sofferente pietà, una delle ultime statue scolpite durante la vecchiaia.
 
Usciti dal museo torniamo in Piazza Duomo, passando per l’altra fiancata e magari giriamo a sinistra addentrandoci nel reticolo di vicoli fino a piazza della Signoria. Queste stradine piccole sono state disegnate dai romani, quando Firenze era un piccolo avamposto sul fiume Arno, e qui poco è cambiato dai tempi di Dante: agli angoli delle strade o sulle casetorri spesso si trovano delle targhette con i versi del grande poeta della Divina Commedia che citano proprio questi luoghi.
 
Eccoci quindi in Piazza della Signoria, il cuore della vita politica della città sin dal 1300.
Dopo aver ammirato le sculture della piazza, un vero e proprio museo a cielo aperto, entriamo in Palazzo Vecchio.
 
Una volta visitato il palazzo forse è tempo per una sosta: suggeriamo l’Osteria de’ Benci, raggiungibile passando per Via della Ninna e poi Via de’ Neri, fino all’angolo con via de’ Benci (055-2344923 chiuso la domenica).
 
Approfittiamo della vicinanza per arrivare in Piazza Santa Croce e visitare la tomba di Michelangelo all’interno della chiesa.
Torniamo quindi indietro verso il più famoso museo fiorentino, gli Uffizi. Entrando dal piazzale disegnato dal Vasari, uno degli scorci architettonici più belli d’Italia e d’Europa, fra le nicchie dei fiorentini illustri, quella dedicata a Michelangelo si trova vicino all’ingresso, precisamente la settima sul lato sinistro da Piazza della Signoria.
Usciti dal museo resta solo un’ultima gemma da visitare, la Chiesa di Santo Spirito in Oltrarno, quindi dirigiamoci verso il Ponte Vecchio. Passando sul ponte non manchiamo di guardare il Ponte di Santa Trinita, a destra, considerato il più bello di Firenze, realizzato proprio su disegno di Michelangelo, che ha sfruttato anche qui le eleganti linee ellittiche che abbiamo già visto nei sepolcri dei Medici o nello scalone della Biblioteca Laurenziana in San Lorenzo.
 
L’area di Oltrarno appare molto diversa dai tempi di Michelangelo, perché ancora non esisteva il complesso di Palazzo Pitti, dove hanno vissuto i Granduchi di Toscana, e al posto dei palazzi nobiliari che sia allineano in via Guicciardini o in via Maggio c’erano soltanto modeste abitazioni. Arriviamo alla maestosa Piazza Pitti. Nel Palazzo, uno dei complessi museali più importanti della città, non sono custodite opere di Michelangelo, perché costruito e abbellito dopo la sua morte. In fase di progettazione comunque Cosimo I de’ Medici spedì al grande artista un invito di suo pugno a tornare a Firenze, ma Michelangelo declinò, ormai stabilitosi definitivamente a Roma sotto la protezione papale. Nel Giardino di Boboli, per l’esattezza nella Grotta del Buontalenti, erano comunque collocati i quattro Prigioni, che abbiamo ammirato all’Accademia. In questa grotta piena di illusioni ottiche e giochi fantasiosi tra scultura, pittura e architettura, ben si armonizzavano le figure che sembrano prendere vita dalla roccia (oggi sono presenti delle copie).
 
Prendiamo quindi il piccolo vicolo de’ Pitti che da davanti al Palazzo porta alla chiesa di Santo Spirito.
 
Al termine di quest’ultima tappa possiamo prendere in fondo alla piazza il piccolo bus elettrico “D”, che ci riporterà velocemente alla stazione e da lì con lo stesso biglietto prendiamo uno dei tanti autobus che portano in San Marco (1-6-7-10-11-17-31-32) per tornare in hotel.
 Il nostro itinerario finisce qui, ci auguriamo che lo abbiate trovato piacevole e speriamo che il vostro soggiorno presso l’Hotel Orto de’ Medici prosegua gradevolmente, alla scoperta degli altri tesori della città.